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HP Multi Jet Fusion

 
Che HP stesse preparando un ingresso “alla grande” nel mercato della stampa 3D è cosa di cui da tempo si parla.

Il 2016 è arrivato e finalmente anche le prime conferme sia sui tempi effettivi di rilascio, sia, soprattutto, su cosa HP è pronta a lanciare.

Le prime stampanti 3D di HP arriveranno in ottobre per i mercati statunitense, canadese, e per l’Europa Occidentale. Gli altri seguiranno, più probabilmente con l’inizio del 2017.
Gli annunci riguardano due macchine: HP Jet Fusion 3D 3200 Printer, pensata per il mondo della prototipazione, e HP Jet Fusion 3D 4200, pensata sia per la prototipazione, sia per la produzione. Il primo rilascio riguarderà il modello di gamma superiore, mentre la 3200 dovrebbe essere disponibile con l’inizio del prossimo anno.

Al centro dei nuovi annunci c’è una tecnologia sviluppata da HP, Jet Fusion, che lavora a livello di singolo voxel (il voxel è nella stampa 3D l’equivalente del pixel nella stampa tradizionale) ed è dunque in grado di sfruttare in un unico processo le diverse proprietà dei materiali, garantendo massima flessibilità operativa, con tempi e costi decisamente inferiori rispetto a quanto garantiscono di norma le stampanti professionali.

“10 volte più veloci a metà del costo” è il claim utilizzato da HP, che dichiara una capacità di 340 milioni di voxel al secondo per le sue macchine.

Nell'infografica di testa HP spiega con estrema chiarezza il funzionamento della propria macchina, il processo viene riassunto in una serie di passaggi chiave.

Si parte infatti con la preparazione di un file di stampa, che nel secondo passaggio viene inviato alla stampante. Le soluzioni HP sono in grado di gestire più modelli in un solo ciclo di lavoro.
Il terzo passaggio prevede l’inserimento delle cartucce di materiali nella Processing Station del sistema, che si occuperà a sua volta del caricamento nella Build Unit.
La Build Unit viene successivamente rimossa dalla Processing Station e inserita nella stampante vera e propria, che si occuperà della realizzazione del pezzo, una volta dato il comando Start.
La Build Unit può essere ricollocata nella Processing Station per dar vita a un ulteriore ciclo di lavoro, mentre il ciclo di raffreddamento rapido chiude la fase di produzione e dà il via a quella di postproduzione.
L’estrazione è semplificata e i materiali di scarto sono mantenuti a livelli minimi consentendo quindi alta produttività a basso costo.

HP ha annunciato le sue collaborazioni con aziende del calibro di Autodesk, BMW, Jabil, Johnson&Johnson, Materialise, ProtoLabs, Shapeways e Siemens, per citare i primi con cui sta lavorando.
 
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